Banco di Napoli

Campania, Napoli

data di fondazione1539
data di fusione26.11.2018

Tra il 1539 e il 1640 sorsero a Napoli otto banchi pubblici: il Banco della Pietà (1539), il Banco dei Poveri (1563), il Banco della Santissima Annunziata (1587), il Banco del Popolo (1589), il Banco dello Spirito Santo (1590), il Banco di Sant'Eligio (1592), il Banco di San Giacomo e Vittoria (1597) e il Banco del Salvatore (1640).
La loro attività consisteva principalmente nel ricevere in deposito somme di denaro aprendo un credito in favore del depositante, le "madrefedi", e nell'emettere "fedi di credito", titoli di credito ricevuti come contante che potevano essere cambiati in moneta agli sportelli del banco che le aveva emesse.
Il primo di essi, il Banco della Pietà, venne in realtà ufficialmente istituito nel 1851 associato al Monte di Pietà cittadino, sorto nel 1539 e che già qualche anno dopo aveva ricevuto dalla Corte la possibilità di utilizzare le proprie fedi di credito anche per i pagamenti a qualunque titolo allo Stato, e la facoltà di concedere prestiti allo Stato e all'amministrazione cittadina mediante acquisti della rendita pubblica: per questo motivo, pertanto, il 1539 viene di norma assunto come data di origine del Banco di Napoli.
Il rapido espandersi dei banchi pubblici fu dovuto alla difficile situazione finanziaria del Regno che aveva comportato il progressivo declino dei numerosi banchi privati operanti a Napoli e ad una forte carenza di circolazione monetaria, cui si ovviava con la circolazione delle fedi di credito. I banchi rispondevano inoltre ai notevoli bisogni finanziari della Corte, assumendo ben presto le funzioni di vera e propria tesoreria per l'amministrazione pubblica.
Alla fine del XVIII secolo i Borboni fecero un massiccio ricorso ai banchi per finanziare la guerra contro la Francia rivoluzionaria, prosciugandone irrimediabilmente le risorse.
Così, nel 1794, i banchi furono riuniti in un unico istituto, il Banco Nazionale di Napoli, perdendo la loro distinta personalità giuridica.
Nel 1806 Giuseppe Bonaparte cercò di razionalizzare il sistema creditizio, riunendo i Banchi della Pietà, dei Poveri, di Sant'Eligio e dello Spirito Santo nel nuovo Banco dei Privati - per tutelare gli interessi degli "apodissari", i possessori delle fedi di credito -,  trasformando il Banco di San Giacomo nel Banco di Corte - con il compito di svolgere il servizio di tesoreria per lo Stato -, e sopprimendo i Banchi del Popolo e del Salvatore (il Banco dell'Annunziata era stato liquidato nel 1702). Nel 1808 Gioacchino Murat costituì il nuovo Banco Nazionale delle Due Sicilie che nel 1809, dopo la fusione con il Banco di Corte (che a sua volta aveva assunto le operazioni del Banco dei Privati), modificò la propria denominazione in Banco delle Due Sicilie.
Il Banco delle Due Sicilie continuò l'attività dei banchi pubblici, svolgendo la funzione di ramo finanziario della Corte, da un lato, e curando i rapporti con il mondo commerciale e industriale napoletano dall'altro.
Nel 1861, con la proclamazione del Regno d'Italia, l'Istituto cambiò denominazione in Banco di Napoli e fu riconosciuto come ente pubblico, cui fu affidata la funzione di istituto di emissione. Nel 1863 entrò in funzione la Cassa di Risparmio, istituita dal Banco di Napoli l'anno precedente e incorporata nel 1864 per proseguire le operazioni come servizio del Banco.
L'attività del Banco di Napoli si concentrò sul finanziamento dell'industria e dell'agricoltura napoletane, sul credito fondiario (dal 1866) e sul credito agrario (dal 1902). Contribuì inoltre al risanamento edilizio di Napoli e di numerose città meridionali, sovvenzionò la costruzione di molte linee ferroviarie italiane e continuò l'opera assistenziale in favore di ospedali, asili, scuole, orfanotrofi.
Agli inizi del Novecento il governo affidò all'Istituto il servizio di tutela e di trasmissione del risparmio degli emigrati italiani all'estero, grazie al quale il Banco stabilì contatti con il mondo bancario internazionale. Il volume di affari crebbe rapidamente e l'organizzazione e i servizi offerti furono potenziati, in particolare a New York, dove dal 1906 fu stabilito un ispettorato, trasformato in agenzia nel 1909. Nel 1913, in seguito alla guerra di Libia, furono aperte le filiali di Bengasi e Tripoli, che consentirono al Banco di espandere la propria attività anche nel continente africano.
Nel 1926 il Banco di Napoli perse lo status di istituto di emissione, acquisendo quello di istituto di credito di diritto pubblico, e le sue riserve auree furono trasferite alla Banca d'Italia. Con la conseguente liquidità venutasi a creare il Banco sviluppò le sue attività di investimenti ed istituì le sezioni autonome del credito agrario (1927) e fondiario (1929) cui si aggiunse, nel 1946, quella del credito industriale. Negli anni ‘30 partecipò al riassetto del sistema bancario nazionale incorporando diversi istituti, operazione che gli permise di diventare la banca con il maggior numero di sportelli, cui si aggiunsero quelli della Banca Agricola Commerciale del Mezzogiorno, assorbita il 1 agosto 1936.
Durante lo stesso periodo il Banco di Napoli partecipò anche alla liquidazione di molti istituti bancari meridionali, ottenendo il permesso per l'apertura di agenzie o recapiti in numerose località (partecipò anche alle liquidazioni della Banca G. Ravà & C. di Firenze e del Banco Petroniano di Bologna, città dove già operava con una propria sede).
Nel 1938 il Banco fondò l'Istituto per lo Sviluppo Economico dell'Italia Meridionale (ISVEIMER) per l'esercizio del credito a medio termine alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno d'Italia.
Nel 1991, per effetto della legge Amato-Carli, l'Istituto di diritto pubblico si trasformò in Fondazione, conferendo l'azienda bancaria a una apposita società per azioni, il Banco di Napoli SpA, di cui deteneva il controllo.
Nel 1994 il Banco fu investito da una crisi durissima, che determinò nel 1996 l'intervento dello Stato e la privatizzazione tramite asta pubblica dell'Istituto, che passò sotto il controllo della cordata INA-BNL.
Negli anni successivi si completò il processo di risanamento del Banco che, tramontata l'ipotesi della fusione con BNL, fu acquisito per incorporazione da Sanpaolo-IMI nel 2002. Effettuato lo scorporo l'anno seguente, venne costituita una nuova società: il Sanpaolo Banco di Napoli SpA. al quale venne conferita l'intera attività del vecchio Banco (a partire dal 1° luglio 2003). A seguito della fusione del 2006, tra Banca Intesa e Sanpaolo-IMI, la società è entrata a far parte del gruppo Intesa Sanpaolo e ha ripreso la vecchia ragione sociale di Banco di Napoli SpA (2007). Il 26 novembre 2018 è avvenuta l'incorporazione in Intesa Sanpaolo.

relazioni

ente conservatore

percorsi

personalità di rilievo

Nicola Miraglia

(Lauria, Potenza, 3 settembre 1835 - Napoli, 26 marzo 1928)
Su proposta del ministro del Tesoro Luigi Luzzatti, Nicola Miraglia viene nominato Direttore Generale del Banco di Napoli nel 1896. Inizia così la sua politica rigorosa di risanamento col rafforzamento della cassa di risparmio, l'introduzione del servizio di trasmissione di denaro (rimesse) proveniente dagli emigrati italiani nelle Americhe e l'esercizio del credito agrario. Già dieci anni dopo si può fare un bilancio positivo registrando l'aumento della riserva di metalli preziosi, del portafoglio e dei fondi di riserva. I progressi compiuti incoraggiano il Miraglia, agli inizi del nuovo secolo, nell'apertura di filiali all'estero, dapprima a New York, poi a Chicago e Buenos Aires. Dette le dimissioni nel 1926.


personalità di rilievo

Giuseppe Frignani

(Ravenna, 14 aprile 1892 - Firenze, 23 dicembre 1970)
Fu Direttore Generale del Banco di Napoli dal 1927 al 1944 raccogliendo l'eredità della trentennale gestione di Nicola Miraglia. Al prestigioso incarico si insedia con otto mesi di esperienza quale sottosegretario al Ministero delle finanze, dove ha coadiuvato il ministro Volpi nell'applicazione della legge bancaria del 1926. Si occupò soprattutto del sostegno all'attività agricola: in un primo bilancio al giugno 1931, la voce relativa alle operazioni di credito agrario risultava quella maggiormente cresciuta. Mise in atto, inoltre, alcune oculate operazioni di sostegno di aziende industriali in crisi, fra cui la Manifatture Cotoniere Meridionali.


personalità di rilievo

Ivo Vanzi

(Potenza, 11 agosto 1884 - Napoli, 29 maggio 1965)
Ivo Vanzi nacque a Potenza da Emilio, costruttore, e Maria Di Bello. Subito dopo la laurea in Ingegneria industriale meccanica ed elettrotecnica, conseguita nel 1906 al Politecnico di Milano, si occupò di trazione elettrica per conto delle Ferrovie dello Stato, nel comparto di Lecco. Nel 1909 ebbe inizio la sua lunga esperienza napoletana con la Società Strade Ferrate Secondarie Meridionali; sotto la sua presidenza la ferrovia arriverà a collegare Napoli con 43 comuni e tre province. Dal 1944 fu presidente della Società Risanamento e il 21 dicembre 1952 venne nominato cavaliere del Lavoro nel settore dell'attività creditizia e assicurativa; ricoprì anche l'incarico di presidente della Federazione Nazionale Imprese Trasporti. Predispose un ampio programma di ammodernamento delle strutture degli Ospedali Riuniti di Napoli di cui fu presidente e dal 1951 al 1959 presiedette anche la società Fabbrica Accumulatori Partenope (FAP). Potenziò l'altipiano del Faito, sopra Castellammare, rendendolo una zona di villeggiatura di notevole importanza turistica. Dal 1948 al 1959 Vanzi ricoprì l'incarico di presidente del Banco di Napoli; già durante il suo primo anno al vertice vennero aperte 11 filiali e la filiale di Buenos Aires fu elevata al rango di sede. Vanzi godeva di stima nell'ambiente bancario, in particolare da parte di Raffaele Mattioli, amministratore delegato della Banca Commerciale Italiana, che lo avrebbe voluto inserire nel Consiglio di amministrazione della Comit, ma dovette rinunciarvi per gli eccessivi impegni dell'ingegnere.
Durante il suo decennio di presidenza, sia la Sezione di Credito Fondiario che quella di Credito Industriale  videro accrescere il numero di mutui concessi, grazie anche all'incremento delle leggi a favore della concessione di mutui speciali ( nel 1950 venne creata la Cassa per il Mezzogiorno). Importanti i suoi contributi nell'ambito della beneficenza e della cultura: il 14 giugno 1949 donò alla ‘Fondazione Banco di Napoli per l'assistenza all'infanzia' il complesso costruito sulla collina di San Laise a Bagnoli (ex NATO); il 19 aprile 1950 si riuniva la Commissione per l'Archivio Storico, presieduta dal prof. Fausto Nicolini, amico e collaboratore storico di Benedetto Croce, pubblicando il secondo volume sulla storia del Banco successivamente all'anno 1808, anno al quale si arrestava il primo volume pubblicato nel 1940. Nel 1953 Vanzi pubblicò un omaggio alla memoria di Benedetto Croce sul Bollettino dell'Archivio Storico, in cui si ricordava che il Banco di Napoli aveva avuto l'onore di averlo come correntista, che si era occupato della gestione finanziaria dell'Istituto italiano per gli studi storici da lui fondato, ed inoltre che aveva accettato di far parte della prima Commissione preposta all'Archivio Storico. Nel 1958 venne dato alle stampe il secondo volume per la storia generale del Banco di Napoli, dal titolo Il Banco delle Due Sicilie (1808-1863) del prof. Domenico Demarco, consulente per l'Archivio Storico. A fine giugno 1951 venne inaugurata la Galleria d'Arte nel Palazzo del Conservatorio dello Spirito Santo, sede di uno degli antichi Banchi pubblici napoletani confluiti poi nel Banco di Napoli, e il padiglione ‘Credito ed Assicurazione' all'interno dell'Ente Mostra d'Oltremare e del Lavoro Italiano nel Mondo. Nel 1959 l'ingegner Vanzi fu nominato presidente emerito, lasciando la massima carica del Banco di Napoli al Professor Epicarmo Corbino.


palazzi di pregio

Palazzo del Banco di Napoli

L'edificio è stato costruito tra il 1936 e il 1939 su progetto dell'architetto Marcello Piacentini. Lo stile del palazzo riconduce al classicismo romano, rivisitato in chiave moderna. Fulcro degli spazi interni è il grande salone a tripla altezza, concluso da un lucernario che illumina l'intero ambiente. Al secondo piano, la zona di rappresentanza culmina nella Sala delle Assemblee, interamente rivestita da marmi pregiati.

collezioni artistiche

Collezioni artistiche

La storia del patrimonio artistico del Banco di Napoli ha radici molto antiche, che risalgono alla costruzione nel Cinquecento del palazzo del Monte di Pietà, uno dei banchi all'origine del moderno istituto di credito. L'omonima Cappella, preziosa summa dell'arte napoletana tra XVI e XVIII secolo, rappresenta il cuore simbolico di questa prima sede in via San Biagio dei Librai, dalla quale proviene il nucleo più antico della raccolta. L'ampia e ricca collezione del Banco di Napoli rispecchia questo forte radicamento nella storia sociale e culturale della città. Tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento una serie di importanti acquisizioni - che hanno spesso salvato dalla dispersione e assicurato a Napoli testimonianze altrimenti perdute - ne hanno definito i due principali nuclei. Da un lato quello dedicato alla pittura napoletana del Seicento e del Settecento, che comprende capolavori di Bernardo Cavallino, Francesco Guarino, Francesco Solimena e Gaspare Traversi. Dall'altro quello ottocentesco, in cui figurano i maggiori artisti del tempo, quali Pitloo, Gigante, Gemito [foto] e Morelli, e le principali scuole, come quella di paesaggio, che ebbe a Napoli tanta fortuna e originali sviluppi. In linea con un orientamento collezionistico attento a documentare la storia culturale di un territorio, nel secondo Dopoguerra il Banco di Napoli ha sviluppato, in stretto dialogo con la Soprintendenza, una pionieristica concezione di condivisione pubblica del suo patrimonio. Nel 1951 è stata inaugurata la Galleria del Banco di Napoli in alcuni ambienti del Conservatorio dello Spirito Santo, mentre nel 1960 una corposa selezione è entrata nel percorso espositivo del neonato Museo di Capodimonte, accanto alle collezioni farnesiane e borboniche. Nel 1998 una parte della raccolta è stata riallestita nel Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes con l'aggiunta di alcune recenti acquisizioni. Gli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta hanno infatti rappresentato un momento di importante incremento della collezione - si pensi solo all'acquisto di un raro capolavoro del noto vedutista Gaspar van Wittel - e di una nuova, lungimirante apertura all'arte contemporanea. Entrano nella raccolta dell'Istituto opere, tra gli altri, di Andy Warhol, Mimmo Paladino e Michelangelo Pistoletto, che rispecchiano la vitalità della scena napoletana, animata e resa internazionale da figure quali Lucio Amelio.
Lo stretto dialogo tra pubblico e privato che ha caratterizzato la storia del Banco di Napoli trova oggi una sua ideale continuità nelle Gallerie d'Italia di Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli, dove sono restituiti alla città i capolavori dal Seicento all'inizio del Novecento della sua straordinaria collezione.

bibliografia

- Riccardo Filangieri, Storia del Banco di Napoli, volume I, I Banchi di Napoli dalle origini alla costituzione del Banco delle Due Sicilie (1539-1808), Napoli, Banco di Napoli, 1940;
- Domenico Demarco, Storia del Banco di Napoli, volume II, Il Banco delle Due Sicilie (1808-1863), Napoli, Banco di Napoli, 1958;
- Il Banco di Napoli. Le sue origini, la sezione di credito agrario, la sezione di credito fondiario, la sezione di credito industriale, Pompei, Tipografia IPSI, 1958;
- Banco di Napoli, Il Banco di Napoli, Napoli, Giannini, 1963;
- Banco di Napoli - Archivio Storico, L'Archivio Storico del Banco di Napoli. Una fonte preziosa per la storia economica sociale e artistica del Mezzogiorno d'Italia, Napoli, Banco di Napoli, 1972;
- Luigi De Rosa, Il Banco di Napoli Istituto di emissione, Napoli, Banco di Napoli, 1976;
- Banco di Napoli 450 anni. 1539-1989, s.l., s.d.;
- Luigi De Rosa, Storia del Banco di Napoli, volume III, Istituto di emissione nell'Italia unita (1863-1926), 3 tomi, Napoli, Banco di Napoli, 1989-1992;
- Banco di Napoli, L'Archivio Storico del Banco di Napoli, Napoli, Istituto Banco di Napoli, 1998;
- AA. VV., Dieci anni dell'Istituto Banco di Napoli. Fondazione. 1991-2001, Napoli, Casa Editrice Fausto Fiorentino, 2001;
- Luigi De Rosa (a cura di), Gli inizi della circolazione della cartamoneta e i banchi pubblici napoletani nella società del loro tempo (1540-1650), Napoli, Istituto Banco di Napoli - Fondazione, 2002;
- Luigi De Rosa, Storia del Banco di Napoli, volume IV, Il Banco di Napoli tra fascismo e guerra (1926-1943), Napoli, Banco di Napoli, 2005;
- Aldo Pace, Il Banco di Napoli, cinque secoli di storia, Napoli, Istituto Banco di Napoli - Fondazione, 2007.

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